lunedì 27 dicembre 2010

NBA 2010-2011: i 3 italiani dopo 2 mesi di partite


Andrea Bargnani 21.2 punti, 5.6 rimbalzi, 1.7 assist.
Il Mago è attualmente terzo, tra i centri della costa orientale, nella classifica dei voti per l’All Star Game; inutile dire che, se tutti gli italiani votassero, potremmo vedere per la prima volta un giocatore nostrano nella serata delle stelle, ma questo difficilmente accadrà.
Questo mese, Bargnani, ha saltato due partite per un leggero infortunio, però ha anche sfoderato la miglior partita della carriera andando a segnare ben 41 punti e totalizzando 7 rimbalzi e 6 assist nella gara persa contro i Knicks di Gallinari.
I Raptors non è che siano una grande squadra, infatti hanno persona un terzo delle partite che hanno giocato, ma è da notare la sostanziale differenza che ha il romano nelle statistiche: quando vincono lui segna 25 punti di media con percentuali al tiro pari al 55%, quando perdono ne segna solo 18 con percentuali del 41%; statistiche che non sono poi così basse, che rendono l’idea dell’affidamento che fa la squadra di Toronto sul giocatore della nostra nazionale.
Andrea deve diventare più decisivo nel quarto quarto quando, nei momenti caotici della partita, lo vediamo prendersi pochi tiri e ricevere pochi palloni. Un segno di sfiducia da parte dei compagni?
Danilo Gallinari 15.4 punti, 4.4 rimbalzi, 1.9 assist.
Il più grande miglioramento del Gallo nell’ultimo mese è stato quello di scegliere più accuratamente i tiri, e perciò quello di migliorare la propria percentuale al tiro, sia da 3 che da 2 punti. Tra la sfilza di critiche che riceveva a inizio stagione c’erano quelle di non riuscire a ripetere le percentuali dello in carriera, e cioè 42% dal campo e 38% da 3, ora, in dicembre ha fatto addirittura meglio: 44% dal campo e 40% da 3!
Se le statistiche non vi accontentano sappiate anche i Knicks hanno vinto ben 8 gare di fila e la gente è tornata al Madison Square Garden per tifare i padroni di casa, invece che fischiarli. Attualmente, la squadra della grande mela si trova in piena corsa playoff con 18 gare vinte e 12 perse, un risultato che li relega al quinto posto in classifica nella Eastern Conference.
Danilo, grazie alla fiducia conquistata a pieno merito, attacca il canestro con costanza e riesce a procurarsi ben 5.4 tiri liberi a partita, cosa che gli riusciva solo in Europa.
Marco Belinelli 11.4 punti, 2.1 rimbalzi, 1.4 assist.
Il Beli, in questo momento, sta un po’ deludendo. E’ vero che il suo coach non si aspettava neanche che viaggiasse e a doppia cifra di media, ma le sue prestazioni sono notevolmente calate rispetto al mese scorso, così come gli Hornets, che hanno smesso di vincere con costanza e ora, da primi in classifica generale, si ritrovano sesti nella Western Conference.
In dicembre, Marco, ha viaggiato a soli 10 punti di media tirando con il 40% dal campo e con il 32% da 3, invece, il mese precedente aveva 13 punti a partita con il 47% dal campo e il 43% da 3. Inoltre già anche un paio di minuti in meno a partita, che possono sembrare pochi, ma che, nel basket, sono tanti.
Speriamo che per un tiratore come lui si tratti solo di un brutto periodo.

 Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:  http://www.fuorilemura.com/2010/12/27/nba-i-3-italiani-dopo-2-mesi-di-partite/

lunedì 29 novembre 2010

NBA 2010-2011: i 3 italiani dopo 1 mese di partite


magoAndrea Bargnani 21.2 punti, 5 rimbalzi, 1.4 assist, 0.9 stoppate
La prima scelta assoluta europea, la seconda mondiale dopo Yao Ming a provenire da fuori gli USA, sta finalmente giocando al livello che gli compete, il livello di un All Star. Se compariamo lo stipendio (10 milioni annuali) con quello di altri giocatori che hanno statistiche simili o di poco superiori, come ad esempio Joe Johnson (oltre 20 milioni annuali), noteremo che l’affare, almeno in termini economici, l’hanno fatto i Raptors, ma se andiamo a guardare la classifica, vedremo la squadra canadese molto, ma molto, in fondo.
Con sole 6 vittorie e oltre 10 sconfitte Bargnani e i Raptors quest’anno non andranno da nessuna parte, al massimo il Mago parteciperà all’All Star Game, se riceverà abbastanza voti.
Nonostante ciò, Colangelo, che è un signor presidente,  dice che che i suoi giocatori sono giovani: «Metà squadra è sotto i 26 anni, Bargnani compreso, possiamo solo migliorare», ma se si pensa agli Oklahoma City Thunder dove il quintetto base ha 23 anni di media e se diamo un’occhiata alla loro panchina che ne ha 26 solo perché ci sono 3 trentenni che giocano poco o non giocano affatto, viene davvero da pensare. Oltretutto i Thunder vincono e sono in piena corsa per i playoff.
Ora, Andrea, deve alzare ulteriormente il suo livello, migliorare in difesa e, più di ogni altra cosa, nei raddoppi difensivi che, quando avvengono, lo portano in balia della difesa avversaria. Il talento c’è, lo può fare.
Cassie+Hosts+Launch+Madison+Square+Garden+YYSlfdMWm-ul
Danilo Gallinari 15.4 punti, 4.5 rimbalzi, 1.4 assist, 0.9 palle rubate
Lo scapolo d’oro di New York (è al dodicesimo posto di questa “speciale” classifica stilata dal New York Post) quest’anno è partito lentamente dopo aver recuperato dall’infortunio durante l’estate, motivo per cui non ha potuto giocare con la nazionale italiana.
Se guardiamo le statistiche potrebbe sembrare che per il Gallo tutto stia andando bene, ma i dati sopra elencati non mostrano le basse percentuali al tiro: 38.7% dal campo e 36% da 3, mai in carriera era andato peggio!
Delle 17 partite giocate, 7 sono state sopra i 19 punti, con un picco di 31, e 5 sono state sotto i 10. Questi rendimenti altalenanti, dopo una partita da 27 punti, lo hanno portato a dire: «Lo so che vi aspettate molto da me, però non sono una superstar, non sono un All Star, non sono LeBron, non sono questi grandi giocatori. Sono un importante giocatore dei Knicks e sto cercando di aiutare la squadra. Ogni tanto possono capitare partite di questo tipo, altre volte no. Però finché vinciamo va tutto bene.»
D’Antoni, il coach dei Knicks, ha interpreto ciò come un atto di modestia da parte del suo giocatore: «Lui può dirti questa cosa e pensarne una completamente diversa. Lui sa che ha un sacco di lavoro da fare per arrivare ai livelli di quei giocatori.»
Fatto sta che, dopo quella partita e quella dichiarazione che dai giornalisti è stata giudicata come una buona mossa per togliersi la pressione di dosso, sono seguite 3 vittorie dei Knicks con 23, 31 e 15 punti, per poi di nuovo calare nelle gare successive a 9 e 4 punti. Infine una gara in cui, all’inizio del secondo tempo supplementare, chiude la partita con 2 triple portando New York avanti e segnando sul tabellino di fine partita 20 punti con 9 rimbalzi conditi da 4 assist. Gli manca la costanza.
Una statistica curiosa che fa capire quanto ti metta sotto pressione il tifo della grande mela è questa: il Gallo ha 11.9 punti media quando i Knicks  giocano in casa e 18 lontano dal Madison Square Garden.
belinelliMarco Belinelli 12.7 punti, 2.3 rimabalzi, 1.2 assist
Dopo 3 anni a spasso per l’NBA, con tanti alti e bassi, spesso dovuti agli infortuni, Beli ha finalmente trovato una sistemazione adeguata al suo talento, i New Orleans Hornets. Nella città del Jazz è arrivato al training camp pronto a giocare grazie all’esperienza estiva con la nazionale e si è subito conquistato la fiducia del coach, Monty Williams, che lo ha ricompensato con un posto nel quintetto base sin dalla prima partita della stagione. Belinelli, piano piano, è cresciuto, dai 9 punti di media iniziali, è arrivato ai 12.7 attuali grazie a 3 partite da 18 punti e una da 20. Nelle ultime 10 gare ha avuto 13.7 punti di media.
Gli Hornets al momento sono terzi in classifica. Finché continuano a questi livelli il posto di Marco non è in discussione, ma deve stare attento alla panchina dove Willie Green, un ventinovenne alto 1.91 cm che preme per giocare, ogni tanto sfodera delle belle prestazioni  con cui potrebbe ottenere il posto in quintetto a discapito di Beli.
Comunque, Marco sta giocando in una squadra che macina record e i suoi 13 punti di media contano molto di più rispetto a quelli dei compagni di nazionale: segnare in una squadra forte è molto più difficile che farlo in una debole.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:  http://www.fuorilemura.com/2010/11/29/nba-i-3-italiani-dopo-1-mese-di-partite/

lunedì 13 settembre 2010

Gli USA trionfano nei mondiali di basket 2010


durantGli USA, senza i top player – Bryant, James, Wade, Anthony, tra gli altri -, dopo 16 anni conquistano la medaglia d’oro ai mondiali di basket vincendo in finale contro la Turchia, che giocava in casa. Vittoria avvenuta grazie a uno strepitoso Kevin Durant, autore di 20 punti già a metà gara (28, con 10 su 17 al tiro a fine partita), e Odom, tenace sotto l’aspetto mentale – uno dei pochi abituati a giocare sotto pressione – e gran tuttofare che conquista 11 rimbalzi sotto le plance.
Ora facciamo un doveroso passo indietro, torniamo alla vigilia dei mondiali, esattamente due settimane fa. All’apertura delle prima gara, con grande dispiacere dei tifosi nostrani di passaggio in televisione, qualcuno si è accorto che l’Italia non era nemmeno qualificata, e l’effetto è stato quello di sempre: le notizie sul basket non si sono nemmeno affacciate su telegiornali nazionali.
Le squadre con qualche possibilità di vittoria, oltre che gli USA, erano Spagna, Argentina, Lituania, Russia, Serbia e Francia. Ovviamente, come spesso accade, i pronostici non sono stati rispettati: la Francia, dopo un’esaltante vittoria contro la Spagna campione d’Europa e una, meno considerevole, contro il Libano, ha perso le rimanenti gare del girone trasformando, almeno dal loro punto di vista, questo in uno dei mondiali più deludenti di sempre poiché non sono riusciti nemmeno a passare al turno successivo; la Spagna, guidata da Ricky Rubio, che si è mostrato ancora acerbo nonostante l’innegabile talento, ha perso 2 delle prime 3 partite del girone facendo gridare allo scandalo, poi però ha recuperato la stima dei loro tifosi arrivando sino ai quarti di finale dove si è dovuta arrendere alla tripla allo scadere di Teodosić; la Russia ha passato il girone senza troppa difficoltà perdendo solamente contro la Turchia, in seguito, dopo aver distrutto la cavalleria neozelandese, grazie all’altezza e alla raffinata tecnica, è stata demolita senza troppa difficoltà dai giganti d’oltreoceano, gli americani; la Serbia e  la Lituania necessitano di essere analizzate insieme: entrambe le squadre avevano i numeri per vincere, entrambe avevano la storia dalla loro parte ed entrambe, due ottimi trascinatori al comando, da una parte Miloš Teodosić e dall’altra Linas Kleiza, nominati per l’All Tournament Team (gli altri tre sono: Scola, Durant e Turkoglu). Queste due squadre non solo hanno mostrato gli artigli, ma hanno combattuto come leoni arrivando a giocarsi la finale per il 3° posto, poi vinta dalla Lituania, forse meno affaticata rispetto ai serbi, costretti, in semifinale, ad un’estenuante partita contro i Turchi.
coachInsomma, la finale è stata Turchia – USA, e i padroni di casa, a scanso di pronostici (nessuno si aspettava che arrivassero così lontano) hanno tirato fuori un eccelso gioco di squadra che ha fatto sognare i 15000 tifosi del palazzetto di Istanbul; ma l’estasi e la possibilità di vittoria sono durate poco: nel secondo tempo gli americani si sono portati sul + 18 andando a chiudere la gara 81 a 64.
Doveroso onorare coach Bogdan Tanjević, uno dei migliori di sempre, che ha guidato la sua nazionale a questa finale.

lunedì 21 giugno 2010

2010, NBA playoff: decima ed ultima settimana! – Lakers campioni NBA

L.A. Lakers vs Boston (4-3)
Artest, il tipo che non né fa una giusta, Artest, quello che quest’anno non azzecca una partita, Artest, l’uomo della finale! Eh sì, gente, alla fine si è riscattato e lui ha vinto il suo primo anello, Kobe e Fisher hanno vinto il loro quinto anello, Jackson ha vinto il suo dodicesimo anello (undici da coach, uno da giocatore), e i Lakers il loro sedicesimo, il secondo in due anni, il quinto dal 2000!
Chissà in quanti in Italia hanno visto gara 7 venerdì dalle 3:00 alle 6:10, ma negli USA è stata la partita più vista dalla finale del ’98 dove c’era un certo Michael Jordan. Partita intensissima, che difficilmente avrebbe lasciato addormentare il meno fanatico del basket, figurarsi un amante che lo mette al di sopra del calcio, persino in questi giorni di mondiali. Una gara dove i losangelini, in casa, sono stati sotto sin dal primo quarto per poi recuperare a 7 minuti dal termine e vincere l’agognato anello!

I Boston, senza Perkins mettono in quintetto Wallace che  inizia a macinare punti con un paio di canestri tuffandosi all’indietro, inoltre, aiutati dalla brutta prestazione offensiva dei Lakers (32,5 % dal campo e 20% da 3), andando a chiudere il 1° quarto 23 a 14, per poi entrare anche loro in una brutta serata offensiva (40,8 % dal campo) permettendo ai Lakers di ricucire lo svantaggio vanno a chiudere il 2° quarto sotto di 6 (40 a 34) e il 3° sotto di 4 (57 a 53).
Insomma, nessuna delle due squadre gioca bene in attacco, ma i Lakers, comunque, catturano 23 rimbalzi offensivi contro gli 8 degli avversarsi e
rubano più palloni grazie a un fenomanale Artest e così vanno a creare più opportunità.
Nell’ultimo 4° i Lakers si rendono conto che per vincere in una serata al tiro così scadente bisogna catturare tanti rimbalzi, difendere in maniera ancor più superiore e, soprattutto, attaccare il ferro per subire tanti falli. E, infatti, i tiri liberi saranno la salvezza dei Lakers: ben 16 messi a segno nell’ultimo periodo, di cui 8 di Bryant e 2 di Vujacic a 11 secondi dalla fine a chiudere definitivamente le speranze dei Celtics. Fondamentale, inoltre, nello stesso quarto, è stata la tripla di Fisher che ha portato i Lakers sul 64 pari, la tripla di Artest a 1 minuto dalla fine che ha portato la sua squadra sul 79 a 73 e, soprattutto, sul 79 a 76 il rimbalzone di Gasol che ha permesso a Bryant di mettere a segno due tiri liberi qualche secondo dopo.
A fine partita Kobe ha detto: “Ora ho un anello in più di Shaq… Fisher è incredibile, non ho davvero parole per descriverlo, se non avessi l’opportunità di vincere la partita con un mio tiro prima la passerei a lui e poi a Sasha (Vujacic).”

Kobe Bryant MVP della finale NBA!
Ron Artest, durante la conferenza stampa ha urlato per la gioia, ha chiamato a raccolta la famiglia e ha detto: “Finalmente anche io ho i miei cereali! – i cereali che sono lo sponsor della squadra che vince il titolo NBA – E’ un momento incredibile, ragazzi! Non mi ricordo le domande che avete fatto, parlo a vanvera, sono troppo felice! Wow!”
Domani (oggi, ndr) ci sarà la parata dei Lakers che partiranno dallo Staples Center e attraverseranno la città. Parata che costerà oltre 2 milioni di dollari, ma i campioni, specialmente se di Los Angeles, non badano a spese, si sa.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:  http://www.fuorilemura.com/2010/06/21/nba-playoff-decima-ed-ultima-settimana-lakers-campioni-nba/

lunedì 14 giugno 2010

2010, NBA playoff: nona settimana!



Glen "Big Baby" Davis ha avuto un grande impatto in questa finale.
Glen "Big Baby" Davis ha avuto un grande impatto in questa finale.
L.A. Lakers vs Celtics (2-3)
Chi negli anni ’80 era in grado di capire e vedere il basket NBA febbricitante e pieno di rivalità tra Los Angeles e Boston non potrà che gioire riguardo allo stato attuale delle cose: Lakers e Celtics in finale, di nuovo, due volte in tre anni, stupendo!
D’altra parte però, i tifosi giallo-viola, non sono i più eccitati del momento. Battere i verde-nero in finale era un’occasione troppo ghiotta, ma ora sta sfuggendo di mano: dalla serie sull’1 pari della scorsa settimana, si è passati al 2 a 1 per i Celtics di questa settimana, risultati che, sommandoli, portano i Boston avanti 3 a 2  e cioè a una sola gara dalla vittoria dell’ambito anello NBA!
kobe_allenGara 6 sarà in casa dei Lakers, così come un eventuale gara 7, le cose non saranno facili per Paul Pierce e compagni. Giocare a Los Angeles, con tutto il mondo che ti guarda, non è cosa da poco. Gara 4, ad esempio, è stata la partita di  finale più vista dal 1994 e sui televisori italiani i risultati non sarebbero differenti se fossero in orari più abbordabili agli spettatori nostrani (le gare iniziano sempre alle 3 di notte). Da quando è stata introdotta la regola del “primo che vince 4 gare passa il turno” solo una volta è capitato che si giocasse una gara 7 in finale, ed è difficile che capitino pure nel corso dei playoff, infatti, quest’anno, c’è stata solo la partita tra i Bucks e gli Hawks.
I Los Angeles Lakers hanno dominato questo decennio, dal 2000 al 2010 sono arrivati 6 volte in finale (questa compresa) e ne hanno vinte 4. Concludere con 5 titoli in così pochi anni è un sogno che nessun altro GM o presidente NBA, che non sia dei Lakers o dei Bulls, si può immaginare. E l’allenatore di queste colossali imprese è sempre stato Phil Jackson, 10 anelli da coach e 1 da giocatore fanno immaginare una gara 7 dietro l’angolo e, appunto, negli USA non si pensa a gara 6, ma a gara 7! Noi possiamo solo metterci comodi e aspettare i risultati delle partite che si giocheranno martedì notte alle 3:00 e poi, forse, giovedì alla stessa ora.
Le 3 partite a Boston sono finite:
  • 91 a 84 per i Lakers;
  • 89 a 96 per i Celtics;
  • 86 a 92 per i Celtics.
Il fattore determinate è stata la panchina dei Boston che ha dimostrato di poter giocare da titolare in molte altre squadre.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:   http://www.fuorilemura.com/2010/06/14/nba-playoff-nona-settimana/

lunedì 7 giugno 2010

2010, NBA playoff: ottava settimana!

NBA FINALS
Lakers vs Celtics
game2.action.2
Gara 2: vittoria dei Celtics in casa dei Lakers 103 a 94.
Michael Jordan nel primo quarto distribuiva palloni e nei rimanenti tre andava a segnare in tutte le maniere possibili, ebbene, Bryant inizia allo stesso modo, e cioè distribuendo 5 assist e limitando i propri tiri, poi però i falli lo mandano in panchina e, nonostante l’ottimo inizio di Bynum 6 punti in 4 minuti (21 a fine gara con 7 stoppate e 6 rimbalzi), i Lakers si ritrovano sotto 29 a 22.
I Celtics si portano sul 31 al 22, poi però la difesa dei Boston fa uno sbaglio sul cambio di uomo e Farmar, che è alto solo 1.88, va a schiacciare a due mani. Due palloni recuperati dai Lakers, di cui solo uno convertito in punti grazie ai tiri liberi di Brown, riavvicinano i Lakers al – 5, ma un mezzo di gancio di Rondo e una tripla di Allen fanno salire i Celtics sul + 10 a inizio secondo quarto. Le triple di Allen portano i Boston sul 47 a 32, e, sempre Allen, grazie a una recitazione degna della vicina Hollywood riesce a far annullare un canestro valido a Kobe e a portarlo in panchina (era al 3° fallo in due quarti), ma a quel punto Los Angeles, giocando di squadra, aveva già recuperato e il quarto si era chiuso 54 a 48 per i Boston.
game2.action.7I Lakers passano in vantaggio 57 a 56 a due minuti dall’inizio del 3° quarto grazie ai canestri di Kobe, Artest e Gasol. Poi Bryant finisce nuovamente in panchina a causa dei falli e Gasol si traina la squadra sulle spalle aiutato dal formidabile Bynum che continua ad attaccare il ferro in attacco e a intimidire in difesa nonostante l’infortunio al ginocchio. Grande sarà l’ovazione dei losangelini quando andrà a riposarsi in panchina a metà quarto. In seguito Ray Allen, a 4:40 dalla fine del terzo quarto, stabilisce un nuovo record per una finale NBA mettendo a segno 8 triple, il precedente record era di 7, e, oltre a lui che c’era già riuscito nel 2008, ci erano riuscite solo altre due persone. Davis e Pierce sbagliano numerosi tiri e il solo Gasol, dimostrando ciò che aveva detto – Sono un giocatore differente rispetto alle ultimi finali con i Boston – tiene a galla i Lakers sul 72 pari.
game2.action.13
Nel quarto quarto, i Lakers, sotto di un punto, si portando in vantaggio 78 a 76 grazie alla tripla di Vujacic, ma Robinson, entrato in campo per far riposare un esausto Rondo, mette a segno una tripla e un lay-up in contropiede portando i Boston in vantaggio di 3, vantaggio che dura poco grazie alla tripla di Farmar su palla recuperata di Vujacic. Poi rientrano in campo i titolari e la partita si fa più dura per ambo le squadra. Bryant inizia a segnare e Garnett, a tre minuti dalla fine, commette il 5° fallo togliendosi la possibilità di giocare al 100% in difesa. Kobe porta i Lakers sul + 3, 90 a 87, poi però la squadra perde la bussola e Rondo, dopo aver già ottenuto un’anonima tripla doppia (a fine partita 19 punti, 12 assist e 10 rimbalzi) segna 8 punti accompagnato da Perkins, che fino a quel momento aveva partecipato solo dal lato difensivo del campo, e KG. Dall’altra parte, solo una  tripla di Bryant e un tiro libero di Gasol permetto ai Celtics di vincere 103 a 94.
Gara 1: vittoria dei Lakers 102 a 89
Entrambe le squadre mostrano al mondo cosa significa giocare una finale NBA e cioè utilizzare il fisico e il cuore oltre ogni limite possibile e, in questo campo, gara 1 la vincono i Lakers grazie ai 30 punti, 7 rimbalzi e 6 assist di Kobe Bryant, aiutato da un dominante Pau Gasol che chiuderà la partita con 23 punti, 14 rimbalzi e 7 stoppate. I Lakers accumulano punti in contropiede e poi chiudono la gara in difesa nell’ultimo quarto.
Nel video allegato, gara 1 vinta dai Lakers. Le immagini spiegano meglio di ogni parola.


 Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:  http://www.fuorilemura.com/2010/06/07/nba-playoff-ottava-settimana/

lunedì 31 maggio 2010

2010, NBA playoff: settima settimana!

BRACKET_2010_2bteams
CONFERENCE FINALS
West
L.A. Lakers vs Phoenix (4-2)
A poco servono le parole di Nash a fine gara 6: “Entrando nella serie, prima di gara 1, ho pensato che i Lakers fossero la squadra più forte. Poi però, nel corso delle partite l’ho dubitato. Il nostro coach è stato bravissimo, dall’inizio della stagione sino a questo punto, ed è uno di quelli con lo stipendio tra i più bassi in tutta la lega e ottiene questi risultati!”, lui, gli altri giocatori, e tutta l’organizzazione dei Suns non saranno soddisfatti finché non vedranno l’anello al dito, ma con l’invecchiarsi di Steve le speranze si affievoliscono e i progressi di Dragic conteranno davvero poco. Un MVP è un MVP, un due volte MVP è addirittura qualcosa di superiore.
I Suns avevano vinto gara 4 portando la serie in pareggio, poi si è volati a Los Angeles e i campioni del mondo hanno conquistato la vittoria con un tiro all’ultimo secondo di Artest che prima aveva sbagliato quasi tutta la sua partita, offensivamente parlando. Nell’ultima partita, in casa dei Suns, a parte un attimo di rimonta dei padroni di casa quando a Vujacic è stato fischiato un fallo tecnico in un momento di grande recitazione da parte di Dragic, i Lakers hanno dominato la partita e chiuso la serie grazie al solito Bryant che ha chiuso la gara con 37 punti.
Nonostante la sconfitta, in conferenza stampa un sorridente coach Gentry risponde alle domande su Bryant: “Kobe è il più forte giocatore del mondo e, in questa serie, non ha fatto nulla per dimostrarmi il contrario. Io sono sempre stato un suo tifoso, è veramente incredibile!” Poi gli viene chiesto se è più forte di Michael Jordan e lui risponde: “Se è più forte di Jordan non lo posso dire. Magari un giorno potrei lavorare per Michael e i suoi Bobcats…”
Kobe ha sfiorato la tripla doppia in quasi tutte le partite della serie, queste le sue statistiche: 33.7 punti, 8.3 assist, 7.2 rimbalzi.
East
robinsonOrlando vs Boston (2-4)
Quest’anno i Magic sono entrati nella storia per esser passati dal perdere 3 a 0 a raggiungere il 3 a 2, mai prima d’ora un squadra c’era riuscita, ma a loro non deve aver fatto troppo piacere poiché l’opportunità di pareggiare la serie l’hanno buttata in gara 6, quando potevano portarsi sul 3 a 3; forse l’errore è stato commesso ancora prima, e non indico gara 1 e 2 perse in casa, ma il non aver rifirmato Turkoglu la scorsa estate immaginando di poterlo sostituire con Carter, un giocatore che, e mi dispiace dirlo, non è mai stato un vincente, o perlomeno le sue squadra non lo sono mai state.
Boston deve il passaggio del turno a un piccolo grande giocatore, Nate Robinson, subentrato  quando Rondo ha subito un lieve infortunio. Lui ha spezzato la partita in due andando a segnare 13 punti in 13 minuti. Questi lampi di genio – sempre a livello cestistico, s’intende – non sono insoliti al giocatore originario di Seattle che già ci aveva sbalordito con le sue giocate a New York durante i repentini cambi d’idee di coach Mike D’Antoni, ma nei playoff è un altra storia, e ora ha dimostrato che può giocare.
Nel 2008 i Celtics vinsero la finale contro i Lakers, nel 2009 si fermarono prima di arrivare in finale, quest’anno la sfida storica si ripeterà, Los Angeles contro Boston, milioni di spettatori sintonizzati da giovedì sera, David Stern non poteva aspettarsi di meglio, anche perché, una sua battuta di alcuni anni fa è stata: “La finale ideale? Lakers contro Lakers. Spettatori e incassi garantiti”, meglio di così non poteva accadere.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:   http://www.fuorilemura.com/2010/05/31/nba-playoff-settima-settimana/

lunedì 24 maggio 2010

2010, playoff NBA: sesta settimana!

BRACKET_2010_4teams
CONFERENCE FINALS
East
Orlando vs Boston (0-3)
I vecchi, vecchissimi Boston, gli ormai finiti Celtics, la squadra in declino, un coach che non sa più che fare, questo si diceva a metà stagione. Ora cosa è successo? Nulla di particolare, hanno semplicemente dimostrato che l’esperienza conta e che quando arrivano i playoff è il cuore che ti fa vincere.
Gara 1 vinta in casa dei Magic era sembrato una piccola candelina destinata a spegnersi, poi è arrivata gara 2 e l’hanno vinta 95 a 92, di poco, ma portarsi sul 2 a 0, fuori casa, in una serie al meglio delle 7 partite è sintono di passaggio del turno quasi sicuro, e poi è arrivata gara3, in casa, e non se la sono lasciata sfuggire andando a vincere 94 a 71, questa volta con 23 punti di scarto, tantissimi, soprattutto per il morale degli avversari: nessuna squadra nella storia della NBA è mai riuscita a ribaltare il 3 a 0.
I tifosi non ce la fanno più, quelli che non sono abbattuti sono arrabbiati con i giocatori: parlano di Lewis e dei 118 milioni di dollari di stipendio che riceve in 6 stagioni, di Carter che non è mai stato un vincente, di Howard che ogni estate si spera ritorni con un movimento spalle a canestro, almeno uno, ma finora sa solo schiacciare e difendere; lui, che sarebbe la stella della squadra, non riesce a portarsela sulle spalle e, come ha dimostrato in questi playoff, contro le squadra forti ha medie scandalose, e non si parla solo di tiri liberi, a parte gara 2 dove ha segnato 30 punti giocando come si deve, nella altre gara ha avuto 3 su 10 dal campo. Un centro che non tiene una media di almeno il 50% al tiro non merita di stare in campo.
Van Gundy a fine partita ha dichiarato che la reazione naturale di una qualsiasi persona in questa situazione sarebbe quella di scappare, ma loro non devono farlo altrimenti vuol dire che non meritano nemmeno di trovarsi in questi playoff.
West
L.A. Lakers vs Phoenix (2-1)

La serie precendete, quella contro i Jazz, era iniziata con le persone che parlavano di Kobe come se fosse arrivato a fine carriera e lui poi ha messo in campo le medie migliori delle sua storia nei playoff, questa serie è iniziata parlando degli infortuni di Bryant, al quale avevano dovuto estrarre del liquido dal ginocchio e che probabilmente non avrebbe giocato gara1, ma non è successo, lui è sceso in campo e ha messo a segno 13 tiri su 23 per un totale di 40 punti, 5 rimbalzi e 5 assist e i Lakers hanno vinto 128 a 107 giocando lo stesso gioco dei Suns, alla stessa velocità, ma con medie al tiro migliori.
In gara 2 la storia si è ripetuta nel risultato (124 a 112), ma i Phoenix hanno raddoppiato Bryant per tutta la partita e lui ha risposta segnando 21, catturando 5 rimbalzi e, soprattutto, distribuendo 13 assist ai compagni liberi di marcatura che se calcolassimo come tiri da 2 sarebbero ulteriori 26 punti!
Solo 14 volte nella storia dell’NBA delle squadre sono riuscite a ribaltare il 2 a 0, mai in quella di coach Phil Jackson.
Poi è arrivata gara 3, a Phoenix, e Stoudemire, molto criticato nelle precedenti gare, ha dimostrato di che pasta è fatto conducendo i Suns alla vittoria con diverse esplosioni verso il ferro e canestri con tiri liberi annessi per un totale di 42 punti e 11 rimbalzi.  Bryant, nella stessa gara ha quasi realizzato un tripla doppia con 36 punti, 11 assist e 9 rimbalzi, che hanno tenuto a galla i Lakers fino a 3.51 minuti dalla fine quando erano sotto 96 a 100.
Jackson, a fine gara, ha detto: “Hanno attaccato il canestro questa notte. Noi siamo stati comodi comodi sulla linea da 3 e per questo abbiamo perso” .

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:   http://www.fuorilemura.com/2010/05/24/nba-playoff-sesta-settimana/

lunedì 17 maggio 2010

2010, playoff NBA: quinta settimana!


BRACKET_2010_4teams
CONFERENCE FINALS
East
magic8Orlando vs Boston (0-1)
Il basket è un gioco di squadra e se non gioca bene tutta la squadra allora neanche Kobe Bryant è in grado portare a casa una vittoria in una gara di plyaoff. Questo è quanto successo ieri con i Magic: Lewis, solitamente inaresstabile dall’arco, inizia la partita sbagliando qualche tiro facile e poi, seguito a braccetto da Pietrus, prosegue in questa direzione sino allo scadere dei 48 minuti, così Orlando, non si avvicina mai ai Celtics tranne che in un momento dove Nelson, a inizio terzo quarto, segna 8 punti di fila portando la sua squadra a – 3. Poi Boston inizia a macinare punti finché non perde nuovamente la bussola a 5 minuti e mezzo dalla fine, ma il vantaggio è ormai troppo, la difesa non demorde e quindi conquistano la 4° vittoria di fila in questi playoff (perdevano 2 a 1 con i Cavs e poi hanno vinto 4 a 2).
Invece, i Magic avranno molto su cui riflettere, a partire da Howard che deve assolutamente migliorare nel suo gioco sotto canestro che finora è costituito solamente da schiacciate e correzioni  a rimbalzo e, sempre lui, prima della gara aveva dichiarato che gli Orlando avrebbero vinto la serie, poi, a fine partita, la risposta di Ray Allen (25 punti e 7 rimbalzi in questa partita) è stata: “Ci sono un sacco di cose che credo di poter fare e un altro po’ che sono sicuro farò, ma la maggior parte delle volte me le tengo per me e ci lavoro sopra per prepararmi il meglio possibile. La mia squadra – i Celtics – la pensa come me. Noi sappiamo quello che vogliamo, noi sappiamo che direzione prendere, non abbiamo bisogno di dirlo a nessuno”.
Note: i Magic non perdevano da 14 gare.
West
L.A. Lakers vs Phoenix (0-0)
Ancora da giocare.

CONFERENCE SEMIFINALS
West
L.A. Lakers vs Utah (4-0)
lakers4Bryant l’aveva detto: “Bisogna giocare come se questa sia una partita qualunque, poiché se si pensa a chiudere la serie allora si diventa nervosi e non si gioca come si dovrebbe”, ebbene, così è stato: i Lakers sono entrati in campo rilassati e poi, quarto dopo quarto hanno accumulato punti sino a chiudere la gara 111 a 96, e cioè un vantaggio di 15 punti in una singola partita quando sommando le precedenti 3 il vantaggio totale è di soli 14 punti! Questa è stata la forza dei losangelini, questo è quello che vogliono i loro tifosi. A fine gara, i migliori sono stati Gasol e Bryant che rispettivamente hanno segnato 33 e 32 punti ai quali vanno aggiunti i 14 rimbalzi, di cui 7 offensivi, dello spagnolo.
Nei Jazz, con 21 punti a testa, hanno giocato bene Williams e Millsap, però, come ha detto Boozer a fine partita, sono stati battuti dai migliori, c’era poco da fare.
Phoenix vs San Antonio (4-0)
Nell’articolo precedente la serie era già terminata.
East
Cleveland vs Boston (2-4)
A gara 6 terminata, LeBron, arrabbiato, rientrando nel tunnel degli spogliatoi, si strappa di dosso la maglietta dei Cavs, un’immagine che rimarrà impressa in tutti i nativi dell’Ohio per tutta l’estate, ma è un’immagine carica d’eccitazione per i tifosi dei Knicks e di tutte quelle altre squadra che hanno un budget abbastanza buono da poter firmare un giocatore del suo calibro. Ma, invece di parlare di mercato (abbiamo tutta l’estate per farlo), torniamo alle ultime partite in cui i Celtics hanno dimostrato che il periodo oscuro avuto durante la regular season è stato solo frutto d’infortuni più o meno ricorrenti.
I Boston hanno vinto le ultime 2 gare 120 a 88 e 94 a 85, dimostrando di essere superiori all’MVP della stagione e alla sua squadra. Soprattutto James ha giocato in maniera opaca, cosa inusuale per lui, e, preoccupante, è stata la poca voglia di vincere, come se fosse già abbattuto e sconfitto in partenza (ricordiamo che i Cavs erano avanti 2 a 1). Nella gara persa di 32 punti ha segnato il primo canestro dal campo, su schiacciata, a 6 minuti e 15 secondi dalla fine del terzo quarto… scandaloso!
Complimenti a Boston, la squadra più vecchia della lega, giocando insieme, è arrivata nuovamente alle finali di conference.
3Orlando vs Atlanta (4-0)
I Magic, con questa vittoria 98 a 84, si sono portati a 8 a 0 in questi playoff. Come previsto, gli Hawks non sono stati in grado di reagire e anche nell’ultima gara sono stati puniti da una squadra che in scioltezza, e sorridendo, ha avuto modo di dare spazio ai panchinari lungo tutta la durata della serie.
Il migliore per gli Atlanta è stato Crawford, infatti, il sesto uomo dell’anno, ha viaggiato a 17 punti di media, ma il resto della squadra non l’ha seguito mandando a segno ben pochi canestri con grande sorpresa di coach Mike Woodson che, offensivamente parlando, aveva definito questo come uno dei migliori anni della storia della sua squadra e della stessa opinione era lo stesso Crawford a fine gara lasciando intendere che il 4 a 0 l’ha lasciato con l’amaro in bocca.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:   http://www.fuorilemura.com/2010/05/17/nba-playoff-quinta-settimana/

lunedì 10 maggio 2010

2010, playoff NBA: quarta settimana!


BRACKET_2010_7teams
CONFERENCE SEMIFINALS
West
L.A. Lakers vs Utah (3-0)
Nessuna squadra nella storia dell’NBA è riuscita a ribaltare un decifit del 3 a 0, la storia gli va contro e anche se i Jazz sono con le spalle al muro ma non demorderanno: Jerry Sloan non glielo lascerà fare. Il rientro in campo di Kirilenko ha portato delle migliorie alla squadra guidandola a un tiro dalla vittoria in gara 3, se solo Deron Williams avesse messo a segno quella tripla allo scadere ora qui staremmo a parlare delle sole 14 squadre che sotto 2 a 0 in una serie poi sono riuscite a ribaltare la situazione conquistando il passaggio al turno successivo lottando per altre 5 gare.
Chi, dopo il primo turno in cui i Lakers hanno battuto a fatica i Thunder, diceva che Kobe è ormai vecchio si deve assolutamente ricredere: nella 3 gare giocate contro Utah ha avuto 32 punti di media con 4 rimabalzi e 6 assist a partita, statistiche alla Black Mamba, statistiche che tutto il globo sogna d’avere e statistiche che porteranno i Jazz alla sconfitta in massimo 2 gare.
Phoenix vs San Antonio (4-0)
6
I Suns stanno vivendo un momento magico, e la magia scorre nella vene di tutta la squadra. In una settimana hanno giocato 4 gare vincendole tutte e, soprattutto, vincendo contro lo zoccolo duro degli scorsi anni, gli Spurs. Nash gioca alla Nash, e quindi da MVP, Stoudemire, con il suo tiro dalla media che ha aggiunto negli ultimi anni, è una macchina segnapunti, senza contare i rimbalzi che prende e  Dragic… chi mai avrebbe immaginato che si sarebbe arrivati a parlare di questo ragazzo? Al secondo anno NBA, con un minutaggio così basso in pochi si aspettavano quello che ha combinato in gara 3, è stato un vero spettacolo: con Steve Nash in panchina a riposare ha preso in mano la situazione segnando 23 punti nel solo 4° quarto! Ora, nel giro d’un paio d’anni il due volte MVP potrà ritirarsi felice di lasciare la sua squadra in mani affidabili. In gara 4, invece, con Ginobili che provava a tenere a galla gli Spurs, c’è stato sempre Nash protagonista, ma con un problemino in più a causa di una gomitata involontaria di Duncan: l’apertura delle ciglia sull’occhio destro, con conseguente fuoriuscita di sangue oltre che un grosso gonfiore che, in conferenza stampa, a fine gara, non gli permetteva di guardare i giornalisti alla sua destra. Speriamo si riprenda per la finale di conference. Insomma, Nash, nonostante l’infortunio è ritornato in campo e, con un occhio solo, nel quarto quarto, ha tirato fuori 10 punti, di cui una tripla e un canestro nell’ultimo minuto che hanno allontanato i San Antonio, oltre che 5 assist.
East
celtics6Cleveland vs Boston (2-2)
Questa settimana i Celtics hanno vinto 2 delle 3 gare giocate dando un po’ di respiro a David Stern e a tutta l’NBA visto che più partite si giocano e più soldi si incassano e le serie chiuse sul 4 a 0 fanno sorridere solo i tifosi. King James e compagnia si sono lasciati sopraffare dai vecchi Celtics andando a creare qualche dubbio sulla loro candidatura alla vittoria finale, oltrettutto i Boston paiono stanchi, Paul Pierce sta avendo prestazioni scandalose per un giocatore del suo calibro e i tifosi gli sono contro, e non parlando solo delle percentuali al tiro ma dell’aggressività e delle voglia di giocare che la star mostra quando scende in campo. E’ davvero strano: doppia P ha sempre da tutto per Boston, questo momento è quasi irreale. Un’altra preoccupazione è il precoce invecchiamento di Garnett, che ora sembra stanco e a tratti l’ombra di se stesso. Ma, nonostante due giocatori fondamentali non attraversino un bel periodo, i Boston sono comunque 2 a 2 e Rondo, la loro nuova star, non delude: in gara 4 ha sfoderato la sua quarta tripla doppia durante la post season con 29 punti, 13 assist e 18 rimbalzi! Un play che cattura 18 rimbalzi?! Wow.
Orlando vs Atlanta (3-0)
C’è poco da dire: i Magic sono davvero troppo per gli Hawks. Le partite sono finite 114 a 71, 112 a 98, 105 a 75. Valutate voi.

 Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:  http://www.fuorilemura.com/2010/05/10/nba-playoff-quarta-settimana/

lunedì 3 maggio 2010

2010, playoff NBA: terza settimana!


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West
L.A. Lakers vs Utah (1-0)
3Phil Jackson è l’unico allenatore con una statistica molto particolore: è 45 a 0 quando la sua squadra vince la prima partita della serie e ciò sta a significare che le probabilità che i Jazz passino il turno al momento sono inferiori a zero. Saranno loro a cambiare la storia? A meno che Kirilenko e Okur recuperino miracolosamente dagli infortuni no, non ce la faranno. Però le due squadre si conoscono a memoria, si sono affrontate sia negli ultimi playoff sia in preseason. Quindi noi staremo a vedere.
Nella prima gara, dopo un primo quarto in cui i Lakers hanno tirato con l’88% dal campo chiuso 30 a 23 per i padroni di casa, i punti disparità tra le due squadre si sono fatti sempre più netti sino a ricongiungersi solo a 7 minuti dalla fine quando i Jazz sono passati avanti 83 a 82 grazie a due tiri liberi di Miles (16 punti a fine gara). Poi gli Utah arrivano due volte a +4, ma i 12 Kobe Bryant (31 in totale), i 5 di Gasol (25 + 12 rimbalzi) e i 4 di Odom (9  e 12 rimbalzi) fanno avanzare i Laker sino al risultato finale di 104 a 99.
D-Will a fine gara ha dichiarato: «Siamo già capitati in questa situazione quest’anno, ce la possiamo fare.»
Phoenix vs San Antonio (0-0)
Ancora da giocare.
East
Cleveland vs Boston (1-0)
celtics.cavs.game1.4A inizio gara LeBron James si tocca il gomito del braccio destro al quale aveva sbattuto nella partita partita precedente ma durante la gara sembra dimenticarsene e segna 35 punti, catturando 7 rimbalzi e smistando 7 palloni. Cifre da capogiro, come sempre. I Celtics rispondono con l’ormai consolidato Rajon Rondo che segna 37 punti ai quali vanno aggiunti 12 assist e 5 rimbalzi.
I Boston vanno a +6 nel primo quarto, poi arrivano ad accumulare un ulteriore vantaggio nel secondo portandosi 54 a 43, ma si fanno recuperare nel terzo periodo dove i Cavs vanno in vantaggio di 1 grazie a8 punti filati di Williams che chiuderà con 20, 6 assist e 5 rimbalzi a fine gara. Nel quarto quarto le cose si fanno ostiche per entrambe le squadre: a 2 minuti dalla fine Garnett porta i suoi in vantaggio di 1 poi però James piazza una tripla su assist di Williams, Pierce sbaglia due tiri, O’neal segna da sotto, Perkins perde palla e James mette a segno gli ultimi 3 punti che chiudono la gara.
Orlando vs Atlanta (0-0)
Ancora da giocare.

FIRST ROUND
West
Denver vs Utah (2-4)
I Denver quest’anno avranno molto a cui pensare: dopo la scorsa finale di conference ci si aspettava di più da questa squadra, ma le speranza della dirigenza e dei tifosi non si sono avverate e c’è addirittura chi ha ricominciato a dire che tra un anno Carmelo Anthony volerà a New York per non tornare, e a quel punto non ci saranno più speranze per i Nuggets. E’ vero che l’assenza di coach Karl ha pesato tantissimo (sta affrontando delle cure poiché ha un tumore, per chi non lo sapesse), ma i martoriati Jazz, pieni di giocatori infortunati, sopprattutto dopo gara1, nessuno si aspettava che avrebbero passato il turno. Deron Williams ha chiuso la serie con quasi 26 punti e 11 assist a gara, Melo e compagnia con il record personale di falli fatti.
L.A. Lakers vs Oklahoma City  (4-2)
I Lakers si sono ricordati di essere i campioni in carica e prima hanno bastonato i Thunder 111 a 87 in gara5 e poi, fuori casa, hanno vinto all’ultimo secondo, 95 a 94, grazie a una correzzione di Gasol su tiro sbagliato di Kobe. Da adesso in poi, la strada verso la finale NBA potrebbe sembrare facile visto che l’avversario più sconosciuto e giovane, e quindi temibile, è stato fatto fuori.
Gli Oklahoma City, nonostante la sconfitta, devono essere felici e Durant ha iniziato subito a motivare i compagni: «La nuova stagione inizia ora. Dobbiamo lavoroare molto. Io voglio vincere l’anello NBA. Cose come quella di oggi succedono, ma dobbiamo guardare avanti. Non vedo l’ora di tornare ai playoff il prossimo anno e magari di passare il turno».
Dallas vs San Antonio  (2-4)
Ginobili si è rotto il naso, ma non ha voluto usare la mascherina per giocare. Un vero guerriero.Ginobili si è rotto il naso, ma non ha voluto usare la mascherina per giocare. Un vero guerriero.

I Mavericks sono nei guai, sconfitte come questa pesano, soprattutto se capitano sempre al primo turno e ancor di più se sembravano la squadra con maggior talento in campo. Ora li aspetta un’estate terribile: Mark Cuban ha detto che cercherà come ogni anno di portare a inizio stagione la miglior squadra possibile, ma Dirk potrebbe uscire fuori dal suo contratto da oltre 21 milioni di dollari a stagione, gli altri giocatori potrebbero essere scambiati e ci sarebbe solamente da ricostruire. L’unica nota positiva è Beaubois, lui volente o nolente la prossima estate ci sarà, ed è giovane, oltre che pieno di talento.
Phoenix vs Portland  (4-2)
Il miracoloso ritorno di Brandon Roy in campo a 8 giorni dall’operazione di pulizia del ginocchio è servito a poco o niente per i Trail Blazers, o meglio, una vittoria in più se la sono portata a casa, ma con che rischio!
Ora Steve Nash e compagnia dovranno affrontare la squadra con più esperienza in NBA e, soprattutto per il due volte MVP, difendere non sarà facile. I Suns cercheranno di accelerare il gioco, gli Spurs il contrario. Che accoppiata!
East
Cleveland vs Chicago  (4-1)
bucks.hawks.game7.4Nell’ultima partita Rose segna 31 punti sfornando 6 assist, ma non bastano ai Bulls per vincere. Nel finale i Cavs vincono 96 a 94 grazie ai tiri liberi di James che sul +4 ne tenta uno (che sbaglia) tirando con la mano sinistra poichè poco prima aveva preso una botta al gomito destro.
Per Chicago questa estate si vocifera che verrà licenziato il loro coch Del Negro, e la loro star, Rose, quando gli è stato chiesto se vorrebbe continuare con lui ha risposto: «Voterei sì. Lui mi ha lasciato le mie libertà, ma mi ha comunque allenato permettendomi di fare alcuni sbagli. Ho guardato le partite ogni giorno. Lui mi ha insegnato tanti aspetti dell’attacco e della difesa, e cosa dovrei fare in quelle situazioni».
Atlanta vs Milwaukee  (4-3)
Gli Hawks e i Bucks sono le uniche due squadre a spingere il primo turno sino a gara7, ma alla fine la squadra con più talento ha vinto e i pronostici sono stati rispettati.
Per Brandon Jennings e compagnia è stata una bella esperienza, ma, a meno che non peschino qualche talento sconosciuto al draft, rischieranno di essere una di quelle squadre che rimarranno nel limbo per molte stagioni a venire per poi sfrondare o salire vertiginosamente.
Boston vs Miami  (4-1)
Per Miami le cose si mettono male, gara5 potrebbe essere l’ultima partita di Wade con la casacca rosso-nera e non ci vuole un genio a capirlo. Con offerte di massimali da mezza NBA, il ragazzo originario di Chicago potrebbe avventurarsi ovunque, persino nella sua città natale. Ma i New Yorkesi lo attendono, così come aspettano anche James e da qualche settimana Bosh. L’apertura del mercato sarà tremenda!
Orlando vs Charlotte  (4-0)
Una serie dal risultato scontato, e si sapeva, ora però i Bobcats rischiano di rimanere senza allenatore poiché Brown ha detto che gli piacerebbe passare più tempo con la sua famiglia che è di stanza a Philadelphia.
Jameer Nelson è stato eccezzionale, Howard lo è stato in difesa, ma contro gli Atlanta sarebbe bene iniziare anche con qualche punticino più in attacco, sempre che siano ancora intenzionati ad arrivare in finale, e lo sono.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:  http://www.fuorilemura.com/2010/05/03/playoff-nba-terza-settimana/

lunedì 26 aprile 2010

2010, playoff NBA: seconda settimana!

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West
Denver vs Utah (1-3)
Doveva essere l’anno dei Nuggets, ogni anno sembra esserlo: stessa squadra che è arrivata in finale di conference lo scorso anno, stesso coach. Ma anche per i Jazz le cose non sono cambiate poi molto: Jerry Sloan in panchina da oltre venti anni e giocatori tenuti pur se dovevano essere ceduti (vedi Boozer).
La tradizione e l’esperienza hanno avuto la meglio e gli Utah, dopo aver perso gara 1, sono ritornati in campo per vincere e ce l’hanno fatta!
La cosa preoccupante sono i falli fischiati ad Anthony, senza di lui negli ultimi minuti i Nuggets hanno perso perché non avevano più il loro giocatore da ultimo tiro, e poi è stato espulso pure nella gara successive, e lo stesso vale per Billups. Il nervosismo è una bruta bestia.
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L.A. Lakers vs Oklahoma City  (2-2)

Si sapeva che i Thunder sarebbe stata una squadra ostica per i Lakers, ma nessuno si aspettava un 2 a 2 dopo quattro gare. In gara 2 i losangelini hanno vinto di misura, grazie ai tiri liberi di Gasol e Bryant all’ultimo minuto, poi il disastro. Sia Bryant che Durant tirano male, sembra una gara a chi sbaglia di più, ma Kobe è infortunato all’indice, al mignolo, alla spalla, al ginocchio, invece Kevin sente solo la pressione per aver condotto la sua squadra ai playoff: un ragazzo del 1988 alla guida di un motoscafo in mezzo ai cavalloni. Fisher non ce la fa a marcare Westbrook che lo punisce sfoderando numeri da giocoliere e statistiche da star, e proprio lui, giovanissimo (neanche 22 anni), conduce gli Oklahoma City alla vittoria in gara 3 e 4.
Gara 5 sarà a Los Angeles, di sicuro nessuno si aspetta una vittoria dei Thunder in casa dei campioni in carica, ma arrivati a questo punto non si può proprio sapere. Inoltre, le statische dicono che quando una squadra allanata da Jackson va avanti 2 a 0 passa sempre il turno.
mavsspurs.game4.3
Dallas vs San Antonio  (1-3)
Cuban può solo che versar lacrime, la sua squadra ogni anno arriva ai playoff carica come un arco pronto a scoccar frecce, ma non arriva mai al canestro. Dopo la vittoria in gara 1 ci si aspettava una serie in cui Dallas avrebbe vinto 4 a 2, ma l’esperienza dei San Antonio e l’apparente guarigione dagli infortuni che li avevano tenuti a bada tutto l’anno ha permesso loro di vincere.
Duncan che segna in ogni maniera, Ginobili spettacolare che si rompe il naso in gara 3 e continua a giocare facendo la differenza e poi gioca in gara 4 senza mascherina di protezione, è un guerriero, lui, i Mavericks dovrebbero imparare.
Phoenix vs Portland  (2-2)
Portland è senza Brandon Roy, Phoenix ha tutti ma non riesce a vincere, o meglio, quando vince lo fa dando un bel po’ di punti di scarto agli avversari, poi, quando perde, lo fa sempre segnando poco. Gli alti e i bassi non portano lontano, ma se i Suns iniziano a macinare più di 100 punti a gara allora potrebbero chiudere la serie facilmente.
East
Cleveland vs Chicago  (3-1)
L’unico sprazzo di vita dei Bulls c’è stato quando Rose, Hinrich e Deng hanno segnato rispettivamente 31,27 e 20 punti regalando qualche sogno ai loro tifosi vicendo gara 3, ma più di questo non hanno potuto fare. James, finalmente supportato da Jamison, ha galoppato nelle altre gare e ha chiuso gara 4 con una tripla doppia dalle seguenti cifre: 37 punti, 12 rimbalzi e 11 assist.
Condoglianze anticipate ai Bulls.
hawksbucks.game3.11
Atlanta vs Milwaukee  (2-1)
Gli Hawks, troppo convinti di aver già passato il turno, perdono miseramente gara 3, infatti, Johnson, l’unico degli Atlanta ad aver giocato sempre bene, ha fine gara ha dichiato: “Volevano la vittoria molto più di noi. Dategli credito, la loro schiena era contro il muro e non hanno avuto alcun timore di perdere”.
Se i Bucks sperano in un’altra vittoria è meglio devono sperare che Jennings inizi a giocare come gli compete, altrimenti, tra salti, schiacciate e contropiedi perderanno il treno.
Boston vs Miami  (3-1)
Ray Allen con la madre in tribuna non sbaglia un tiro, Pierce segna all’ultimo secondo e vincono una partita, Davis sostituisce egregiamente Garnett nelle gara in cui non ha partecipato per espulsione, questi sono i motivi per le due vittorie dei Celtics. Per quanto riguardo gli Heat, hanno vinto con il cuore gara 4 perché  non ne potevano più del dominio bostoniano che li aveva fatti pardere sia in stagione regolare che nelle gare precedenti. Wade ha portato a casa la vittoria della bandiera con 46 punti, 5 rimbalzi e 5 assist, più di così non poteva fare.
magic.bobcats.game3.2Orlando vs Charlotte  (3-0)

Il povero Michael Jordan ha solo da piangere grazie a l’acquisto più caro della sua vita, i suoi Bobcats ce la mettono tutta, ma i Magic sono una squadra che l’anno scorso ha fatto un bel viaggetto in finale e non si sono lasciati intimorire. Howard, nominato miglior difensore dell’anno, viaggia una media di 6 stoppate a gara non lasciando avvicinare gli avversari al ferro, ma il vero fattore distintivo di Orlando è Jameer Nelson che con quasi 26 punti e 5 assist a partita ha trascinato questa squadra a un sicuro passaggio al secondo turno.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura: 
http://www.fuorilemura.com/2010/04/26/playoff-nba-seconda-settimana/

lunedì 19 aprile 2010

2010, playoff NBA: prima settimana!

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BRACKET_2010_16teams_bNella prima notte di playoff NBA si sono giocate quattro partite. Partiamo da quella dei Nuggets vittoriosi a Denver (in casa) contro i Jazz dove uno strepitoso Carmelo Anthony ha messo a segno il record in carriera per punti segnati in una gara di playoff con un bel 42 sul tabelinno a fine gara.
West
Denver vs Utah  126 – 113 (1-0)
Carmelo ne ha di motivi per sorridere: (1) è approdato ai playoff due anni prima dell’amico-rivale LeBron James e da allora è un abituè della post season, (2) i Nuggets sono praticamente la stessa squadra che lo scorso anno è arrivata alle finali di conference, (3) 42 punti nella prima gara sono una grande spinta emotiva per sé stesso e i compagni.
Gli energici Nuggets, favoriti dalla splendida serata del loro capitano (18 su 25 al tiro con 4 rimbalzi e 5 assist e, soprattutto, 0 palle perse che è una cosa inaudita per un giocare che riceve così tanti palloni), e trascinati dall’atletico J.R. Smith che piazza 3 triple di fila nell’ultimo quarto portando i Denver in vantaggio 99 a 92, poi scocca la quarta, che sbaglia, e allora recupera il rimbalzo e va a fare una canestro acrobatico da sotto. Strepitoso.
Purtroppo per i Jazz, Okur si infortuna nel secondo quarto e poi anche Miles nel secondo tempo. I due si vanno ad aggiungere a Kirilenko, già infortunato, e ora la situazione diviene preoccupante. Deron Williams (26 punti e 11 assist) a fine gara ha detto: “Gli infortuni capitano a tutti, ma a noi sempre nel momento sbagliato.”
East
bullscavs.game1.5
Cleveland vs Chicago 96 – 83 (1-0)
Tutto facile per i Cleveland a parte un momento in cui hanno permesso agli avversari di rientrare da -22 a -7. Shaq, dopo aver saltato due mesi di gioco, si integra perfettamente con Jamison e Ilgauskas – che poi era la cosa che più preoccupava i tifosi dei Cavs – e mostra anche un gran movimento dei tempi d’oro mangiandosi Noah con uno spun away (evito la traduzione alla lettera, in pratica significa che gli ha girato intorno) lasciando il mingherlino centro dei Bulls sul posto e chiudendo con una veloce schiacciata a due mani.
Derick Rose (28 punti, 7 rimbalzi e 10 assist) ce la mette tutta, ma subisce 5 stoppate e perde 7 palloni. James (24 punti, 6 rimbalzi e 5 assist) gioca senza forzare e i Cavaliers si portano avanti nella serie.
Atlanta vs Milwaukee 102 – 92 (1-0)
Gli Hawks probabilmente sono una delle squadre più divertenti da vedere: giovani e atletici creano dei contropiedi portentosi e si gettano su tutti i palloni, completi in ogni settore possono dar filo da torcere a tutte le sqadre dell’est, Cleveland e Orlando comprese. In questa partita Joe Johnson ha dimostrato di saper tenere le redini di questa squadra e ha chiuso con 22 punti 7 rimbalzi e 5 assist. I Bucks hanno dimostrato che nulla possono, solo l’ottimo Jennings (34 punti) poiché serve qualcuno che lotti sotto canestro contro Horford; Bogut è infortunato, chi si farà avanti?
Tutto il quintetto di Atlanta più il sesto uomo chiudono in doppia cifra dimostrando di essere pari o superiori in quasi ogni ruolo.
4
Boston vs Miami 85 – 76 (1-0)
Partita tesa. Se dei veterani come i Celtics continuano così, nonostante la vittoria non faranno molta strada, mi spiego: a 40 secondi dalla fine, mentre Pierce sta per superare lo scambio di marcatura, e quindi ha due giocatori intorno, subisce  un colpo alla testa e va a terra. Ci rimane per un po’ (preciso che non è svenuto, sta solo accusando il colpo) e i compagni di squadra si avvicinano. Poi si avvicina anche Richardson, colui che ha commesso il fallo, e allora Garnett risponde allontanandolo con il gomito e lì scatta una mini rissa. Staff e giocatori coinvolti, spintoni a bordo campo e Garnett viene espulso dagli arbitri per doppio tecnico. Richardson si prende il suo, ma era il primo, e quindi rimane in campo.
Wade gioca benissimo, come sempre, sfornando un 11 su 18 dal campo che poi convertiti in punti, e aggiungendo i tiri liberi, corrispondono a 26 e in più riempie le altre caselle delle statistiche con 8 rimbalzi e 6 assist. O’Neal sbaglia quasi ogni tiro (3 su 14 dal campo) e per fortuna che ci sono Wade e Beasley a piazzar tap-in praticamente da ovunque. Ma anche il resto della squadra gioca con risultati non proprio incoraggianti e alla fine gli Heat perderanno la partita.
Nei Celtics Rondo si è avvicinato alla tripla doppia con 10 punti, 10 assist e 7  rimbalzi e Garnett alla doppia doppia con 15 punti e 9 rimbalzi. Boston ha giocato con il cuore e ha vinto, ma le prospettive per questa serie non sono proprio le più rosee.
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Seconda notte di playoff NBA:
West
lakersthunder.game1.8
L.A. Lakers vs Oklahoma City 87 – 79 (1-0)
Quando le stelle non brillano c’è bisogno del supporto dei compagni di squadra, specialmente se si tratta di una partita dal punteggio basso dove ogni canestro pesa come un mattone. Kobe Bryant ce l’ha avuto, Kevin Durant no, lui solo da Russell Westbrook, perciò i Lakers hanno vinto contro i Thunder.
Dopo un primo quarto chiuso 27 a 13 per i pradroni di casa i Thunder rimangono sempre sotto col punteggio sino ad arrivare a -6 a inizio quarto quarto, ma 5 punti di fila di Farmar riportano i Lakers a +11 e quando gli Oklahoma City sembrano riavvicinarci Fisher, tanto per ricordare a tutti chi è, mette una tripla fondamentale che riporta i Lakers a +10 e che, in pratica, elimina definitivamente le speranze dei Thunder.
E’ stata una partita dura, magari non tra le più belle da vedere ma comunque intensa: si affrontavano i Lakers che sono i campioni del mondo in carica e i Thunder alla loro prima esperienza nei playoff; quest’ultimi si sono difesi egregiamente e le loro due stelle devono ancora compiere 22 anni, cosa che lascia presagire un futuro spettacolare per questa franchigia.
Sia Kobe che Kevin nonostante la pessima serata al tiro (6 su 19 per il primo e 7 su 24 per il secondo) hanno comunque realizzato rispettivamente 21 e 24 punti. Westbrook ha chiuso la gara  23 punti e 8 assist, Gasol con 19 punti e 13 rimbazi e Bynum, che come Bryant aveva saltato le ultime gare di stagione regolare per infortunio, 13 punti e 12 rimbalzi.
Dallas vs San Antonio 100 – 94 (1-0)

Dirk Nowitzki, supportato da Butler (22 punti e 6 rimbalzi) e Jason Kidd (13 punti, 11 assist e 8 rimbalzi), porta alla vittoria i Mavericks segnando tiri impossibili (36 punti a fine gara) e catturando 7 rimbalzi. Dall’altra parte il gioco frizzante di Manu Ginobili (26 e 6 assist), il tuttofare Duncan (27 e 8 rimbalzi) e Parker (18) non bastano agli Spurs a rimanere in testa alla gara quando nel terzo quarto si portano avanti 61 a 60.
Phoenix vs Portland 100 – 105 (0-1)
9
La partita più emozionante della notte si gioca a Phoenix dove i Blazers portano a casa la vittoria in una gara giocata fino all’ultimo secondo. Nell’ultimo minuto succede di tutto: Camby, in contropiede, sbaglia la schiacciata che avrebbe chiuso la partita, poi errori da ambo le parti, qualche tiro libero a segno e Bayless – che è originario di Phoenix – sbaglia 2 tiri liberi sul 103 a 100 e allora i Suns hanno l’opportunità di pareggiare a 4 secondi dalla fine con una tripla di Steve Nash (25 punti e 9 assist) che prende il ferro. Miller centra la retina con i due tiri liberi finali e chiude la partita con 31 punti, 8 assist e 5 rimbalzi.
East
Orlando vs Charlotte 98 – 89 (1-0)

I Magic, trascinati da un inarrestabile Jameer Nelson che con una tripla da 9 metri allo scadere di metà gara arriverà a 24 punti (32 con 6 assist a fine partita) e dalle stoppate di Dwight Howard (9 in tutto!), vincono contro i Bobcats osservati in prima fila dal loro nuovo proprietario, Michael Jordan!
Il coach degli Orlando, Stan Van Gundy, a fine gara ha detto: “Dobbiamo adattarci a un gioco molto più intenso e a una difesa molto più fisica”, però, finora, quanto fatto gli è bastato.


Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura:  http://www.fuorilemura.com/2010/04/19/playoff-nba-prima-settimana/

lunedì 8 marzo 2010

T-Mac, ritratto di una stella in declino



Per chi non lo sapesse, Tracy McGrady è uno dei giocatori più talentuosi dell’NBA, purtroppo però è anche uno dei più sfortunati.
Il suo talento offensivo è paragonabile a quello di Kobe Bryant, in difesa invece è nella media, ma il basket è un gioco dove vince chi segna più punti. Lui iniziò la sua carriera con i Toronto Raptors assieme al cugino Vince Carter e dopo tre stagioni, di cui la terza a 15.4 punti di media, venne considerato la seconda opzione della squadra e quindi firmò con gli Orlando Magic divenendo una stella della lega con almeno 26 punti a gara per tutte e quattro le stagioni giocate.
In quegli anni i Magic firmarono con un massimale anche un altro giocatore molto promettente, Grant Hill, per provare ad ambire al titolo NBA. L’idea era quella quella di formare un duo composto da una guardia e un’ala intercambiabili in grado di segnare in qualsiasi tipo di situazione. La combo non funzionò perché Grant passò quegli anni sotto i ferri subendo un numero notevole di operazioni alle caviglie al punto tale che dovettero esportargli della pelle dal braccio per finire un’operazione, e Tracy, nonostante la facilità di tiro e molto altre qualità difficili da descrivere a parole, da solo non fu mai in grado di trasformare gli Orlando nella squadra sognata dai cittadini della terza città più visitata del mondo e, oltre a segnare 62 punti in una singola gara, non riuscì a condurre la sua squadra oltre al primo turno dei playoff.
Dopo i Magic passò agli Houston Rockets per quattro anni e mezzo. I nuovi tifosi avevano enormi aspettative su di lui e in città l’attendeva Yao Ming, il centro cinese di 2.29 metri per 140 kg. Anche questa doveva essere la coppia dei sogni, però non funzionò e non perché i due giocatori non fossero compatibili, ma perché entrambi vennero colpiti da una serie di infortuni a ripetizione riducendo le partite giocate insieme ad una ventina di partite per stagione (l’NBA ne ha 82 nella stagione regolare più quelle di playoff, durante l’anno si giocano almeno 3 partite a settimana). Pure nei Rockets non andò mai oltre il primo turno di playoff. Fece un nuovo record, 13 punti in 35 secondi, facendo vincere una partita ormai persa contro i San Antonio Spurs con lo stadio ormai vuoto perché erano sotto di 11 prima che lui in quel mezzo minuto entrò nella storia, e poi si infortunò gravemente alla schiena nella scorsa stagione saltandola quasi del tutto. Quest’anno è rientrato in campo a metà stagione giocando per 6 gare, quasi 8 minuti a gara, con 3.2 punti di media. Ha protestato con l’allenatore perché non lo faceva giocare e poi con la dirigenza che gli ha accordato di esser messo fuori squadra. Il 18 febbraio è stato scambiato con i New York Knicks e ha avuto una serie di gare positive con più di 20 punti e altre ben sotto i 10. Da quando è arrivato a New York sta cercando riscatto e ora segna poco più di 12 punti a partita in 27 minuti.
Lo scambio con i Knicks è avvenuto per attirare stelle come Wade e James quest’estate, l’estate in cui New York, dopo anni con il salary cap altissimo, ha finalmente la possibilità di spendere, e per il meglio!
A 30 anni sembra un giocatore vecchio e consumato, ma se dovesse ritornare anche al 50% di quello che era un tempo i Knicks potrebbero fare scintille.
Record in carriera:
• 2 volte NBA miglior marcatore: 2003 (32.1 punti a gara), 2004 (28.0)
• 7 volte NBA All-Star: 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007
• 7 volte All-NBA:
- Prima squadra: 2002, 2003
- Seconda squadra: 2001, 2004, 2007
- Terza squadra: 2005, 2008
• NBA Most Improved Player Award (il giocatore più migliorato): 2001
• 62 punti in una partita
• 8 triple in un tempo (due quarti)
• 13 punti in 35 secondi
• 25 punti in un solo quarto
• 37 in un tempo
• 18 tiri liberi messi a segno in una gara
• 45 punti in una gara di playoff
• 45 gare con più di quaranta punti
• 4 gare con più di 50 punti
• 1 gara con più di 60 punti
• 4 triple doppie

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura: http://www.fuorilemura.com/2010/03/08/t-mac-ritratto-di-una-stella-in-declino/

lunedì 22 febbraio 2010

All Star Trade


James, Bosh e Wade.
Come ogni anno, la pausa per l’All Star Game viene sfruttata in diverse maniere: c’è chi va in vacanza, chi va a trovare i familiari e chi gioca; e tutto ciò accade nei tempi ultraveloci che regolano il pianeta NBA. Tre giorni e la vita poi torna alla routine quotidiana fatta di allenamenti, voli, partite e altre partite.
Tornando alla partita delle stelle – che si è giocata senza una di quelle più brillanti, Bryant, e una in decadenza, O’Neal – si può dire che mai come quest’anno i giocatori si sono dati da fare e non per l’intensità agonistica della gara, ma nell’assicurare un futuro migliore a tre signor giocatori: LeBron James, Dwayne Wade, Chris Bosh.
James, Wade e Bosh, un triangolo perfetto, ruoli diversi e una capacità unica di dominare il parquet. A tutti e tre scadrà il contratto questa estate e nessuno di loro ha rinnovato con le rispettive società, nell’ordine: Cavaliers, Heat, Raptors.
Negli spogliatoi si sono viste queste scene: David Lee parlare animatamente con tutti e tre per convincerli a trasferirsi nella città che non dorme mai, New York; Derick Rose ricordare a Wade le sue origini proponendogli un bel ritorno nella sua città di nascita, Chicago che è madre e padre del più grande campione di tutti i tempi, un certo Michael Jordan; Kevin Durant scherzare con Bosh su quante opportunità ci siano in una città bagnata da poco dal luccicante oro della lega, Oklahoma City; e tanti altri giocatori alla corte di James.
Nei giorni immediatamente successivi c’è stata la chiusura del mercato e i tre non si sono mossi da casa, aspettando l’estate, ma ne sono successe di novità e proprio James si è ritrovato a Cleveland un giocatore che potrebbe farlo contento al punto di non doversi più muovere dall’Ohio, Jamison! Ma al debutto con i Cavs, ha giocato la peggiore partita da dieci anni a questa parte: 0 su 12 al tiro e gli unici 2 punti li ha segnati su tiro libero a partita ormai persa.
Gli altri scambi avvenuti alla chiusura del mercato (giovedì a mezzanotte) sono:
• Charlotte: sono arrivati Tyrus Thomas, Flip Murray, Acie Law e Theo Ratliff.
• Milwaukee: John Salmons, Primoz Brezec e Royal Ivey.
• Chicago: Joe Alexander e Hakim Warrick.
• New York: Tracy McGrady (che servirà ad attirare l’attenzione di James e Wade), Eddie House, J.R. Giddens, Bill Walker, Sergio Rodriguez, Brian Cardinal.
• Houston: Jared Jeffries, Kevin Martin, Hilton Armstrong e Jordan Hill
• Boston: Nate Robinson e Marcus Landry.
• Sacramento: Carl Landry, Dominic McGuire, Joey Dorsey e Larry Hughes.
• Philadelphia: Jodie Meeks e Francisco Elson
• Memphis: Ronnie Brewer.
• Washington: Zydrunas Ilgauskas (che probabilmente firmerà per uscire dal contratto e dopo un mese sarà di nuovo a Cleveland), Josh Howard, Drew Gooden, James Singleton, Quinton Ross e i diritti per Emir Preldzic.
• Cleveland: Sebastian Telfair.
• L.A. Clippers: Drew Gooden, Travis Outlaw e Steve Blake.
• Minnesota: Darko Milicic.
• Portland: Marcus Camby.
• Dallas: Caron Butler, Brendan Haywood, DeShawn Stevenson.

Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura: http://www.fuorilemura.com/2010/02/22/all-star-trade/