
CONFERENCE FINALS
West
L.A. Lakers vs Phoenix (4-2)A poco servono le parole di Nash a fine gara 6: “Entrando nella serie, prima di gara 1, ho pensato che i Lakers fossero la squadra più forte. Poi però, nel corso delle partite l’ho dubitato. Il nostro coach è stato bravissimo, dall’inizio della stagione sino a questo punto, ed è uno di quelli con lo stipendio tra i più bassi in tutta la lega e ottiene questi risultati!”, lui, gli altri giocatori, e tutta l’organizzazione dei Suns non saranno soddisfatti finché non vedranno l’anello al dito, ma con l’invecchiarsi di Steve le speranze si affievoliscono e i progressi di Dragic conteranno davvero poco. Un MVP è un MVP, un due volte MVP è addirittura qualcosa di superiore.
I Suns avevano vinto gara 4 portando la serie in pareggio, poi si è volati a Los Angeles e i campioni del mondo hanno conquistato la vittoria con un tiro all’ultimo secondo di Artest che prima aveva sbagliato quasi tutta la sua partita, offensivamente parlando. Nell’ultima partita, in casa dei Suns, a parte un attimo di rimonta dei padroni di casa quando a Vujacic è stato fischiato un fallo tecnico in un momento di grande recitazione da parte di Dragic, i Lakers hanno dominato la partita e chiuso la serie grazie al solito Bryant che ha chiuso la gara con 37 punti.
Nonostante la sconfitta, in conferenza stampa un sorridente coach Gentry risponde alle domande su Bryant: “Kobe è il più forte giocatore del mondo e, in questa serie, non ha fatto nulla per dimostrarmi il contrario. Io sono sempre stato un suo tifoso, è veramente incredibile!” Poi gli viene chiesto se è più forte di Michael Jordan e lui risponde: “Se è più forte di Jordan non lo posso dire. Magari un giorno potrei lavorare per Michael e i suoi Bobcats…”
Kobe ha sfiorato la tripla doppia in quasi tutte le partite della serie, queste le sue statistiche: 33.7 punti, 8.3 assist, 7.2 rimbalzi.
East
Quest’anno i Magic sono entrati nella
storia per esser passati dal perdere 3 a 0 a raggiungere il 3 a 2, mai
prima d’ora un squadra c’era riuscita, ma a loro non deve aver fatto
troppo piacere poiché l’opportunità di pareggiare la serie l’hanno
buttata in gara 6, quando potevano portarsi sul 3 a 3; forse l’errore è
stato commesso ancora prima, e non indico gara 1 e 2 perse in casa, ma
il non aver rifirmato Turkoglu la scorsa estate immaginando di poterlo
sostituire con Carter, un giocatore che, e mi dispiace dirlo, non è mai
stato un vincente, o perlomeno le sue squadra non lo sono mai state.
Boston deve il passaggio del turno a un
piccolo grande giocatore, Nate Robinson, subentrato quando Rondo ha
subito un lieve infortunio. Lui ha spezzato la partita in due andando a
segnare 13 punti in 13 minuti. Questi lampi di genio – sempre a livello
cestistico, s’intende – non sono insoliti al giocatore originario di
Seattle che già ci aveva sbalordito con le sue giocate a New York
durante i repentini cambi d’idee di coach Mike D’Antoni, ma nei playoff è
un altra storia, e ora ha dimostrato che può giocare.
Nel 2008 i Celtics vinsero la finale contro
i Lakers, nel 2009 si fermarono prima di arrivare in finale, quest’anno
la sfida storica si ripeterà, Los Angeles contro Boston, milioni di
spettatori sintonizzati da giovedì sera, David Stern non poteva
aspettarsi di meglio, anche perché, una sua battuta di alcuni anni fa è
stata: “La finale ideale? Lakers contro Lakers. Spettatori e incassi
garantiti”, meglio di così non poteva accadere.
Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura: http://www.fuorilemura.com/2010/05/31/nba-playoff-settima-settimana/

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