Andrea Bargnani 21.2 punti, 5 rimbalzi, 1.4 assist, 0.9 stoppateLa prima scelta assoluta europea, la seconda mondiale dopo Yao Ming a provenire da fuori gli USA, sta finalmente giocando al livello che gli compete, il livello di un All Star. Se compariamo lo stipendio (10 milioni annuali) con quello di altri giocatori che hanno statistiche simili o di poco superiori, come ad esempio Joe Johnson (oltre 20 milioni annuali), noteremo che l’affare, almeno in termini economici, l’hanno fatto i Raptors, ma se andiamo a guardare la classifica, vedremo la squadra canadese molto, ma molto, in fondo.
Con sole 6 vittorie e oltre 10 sconfitte Bargnani e i Raptors quest’anno non andranno da nessuna parte, al massimo il Mago parteciperà all’All Star Game, se riceverà abbastanza voti.
Nonostante ciò, Colangelo, che è un signor presidente, dice che che i suoi giocatori sono giovani: «Metà squadra è sotto i 26 anni, Bargnani compreso, possiamo solo migliorare», ma se si pensa agli Oklahoma City Thunder dove il quintetto base ha 23 anni di media e se diamo un’occhiata alla loro panchina che ne ha 26 solo perché ci sono 3 trentenni che giocano poco o non giocano affatto, viene davvero da pensare. Oltretutto i Thunder vincono e sono in piena corsa per i playoff.
Ora, Andrea, deve alzare ulteriormente il suo livello, migliorare in difesa e, più di ogni altra cosa, nei raddoppi difensivi che, quando avvengono, lo portano in balia della difesa avversaria. Il talento c’è, lo può fare.
Danilo Gallinari 15.4 punti, 4.5 rimbalzi, 1.4 assist, 0.9 palle rubate
Lo scapolo d’oro di New York (è al dodicesimo posto di questa “speciale” classifica stilata dal New York Post) quest’anno è partito lentamente dopo aver recuperato dall’infortunio durante l’estate, motivo per cui non ha potuto giocare con la nazionale italiana.
Se guardiamo le statistiche potrebbe sembrare che per il Gallo tutto stia andando bene, ma i dati sopra elencati non mostrano le basse percentuali al tiro: 38.7% dal campo e 36% da 3, mai in carriera era andato peggio!
Delle 17 partite giocate, 7 sono state sopra i 19 punti, con un picco di 31, e 5 sono state sotto i 10. Questi rendimenti altalenanti, dopo una partita da 27 punti, lo hanno portato a dire: «Lo so che vi aspettate molto da me, però non sono una superstar, non sono un All Star, non sono LeBron, non sono questi grandi giocatori. Sono un importante giocatore dei Knicks e sto cercando di aiutare la squadra. Ogni tanto possono capitare partite di questo tipo, altre volte no. Però finché vinciamo va tutto bene.»
D’Antoni, il coach dei Knicks, ha interpreto ciò come un atto di modestia da parte del suo giocatore: «Lui può dirti questa cosa e pensarne una completamente diversa. Lui sa che ha un sacco di lavoro da fare per arrivare ai livelli di quei giocatori.»
Fatto sta che, dopo quella partita e quella dichiarazione che dai giornalisti è stata giudicata come una buona mossa per togliersi la pressione di dosso, sono seguite 3 vittorie dei Knicks con 23, 31 e 15 punti, per poi di nuovo calare nelle gare successive a 9 e 4 punti. Infine una gara in cui, all’inizio del secondo tempo supplementare, chiude la partita con 2 triple portando New York avanti e segnando sul tabellino di fine partita 20 punti con 9 rimbalzi conditi da 4 assist. Gli manca la costanza.
Una statistica curiosa che fa capire quanto ti metta sotto pressione il tifo della grande mela è questa: il Gallo ha 11.9 punti media quando i Knicks giocano in casa e 18 lontano dal Madison Square Garden.
Marco Belinelli 12.7 punti, 2.3 rimabalzi, 1.2 assistDopo 3 anni a spasso per l’NBA, con tanti alti e bassi, spesso dovuti agli infortuni, Beli ha finalmente trovato una sistemazione adeguata al suo talento, i New Orleans Hornets. Nella città del Jazz è arrivato al training camp pronto a giocare grazie all’esperienza estiva con la nazionale e si è subito conquistato la fiducia del coach, Monty Williams, che lo ha ricompensato con un posto nel quintetto base sin dalla prima partita della stagione. Belinelli, piano piano, è cresciuto, dai 9 punti di media iniziali, è arrivato ai 12.7 attuali grazie a 3 partite da 18 punti e una da 20. Nelle ultime 10 gare ha avuto 13.7 punti di media.
Gli Hornets al momento sono terzi in classifica. Finché continuano a questi livelli il posto di Marco non è in discussione, ma deve stare attento alla panchina dove Willie Green, un ventinovenne alto 1.91 cm che preme per giocare, ogni tanto sfodera delle belle prestazioni con cui potrebbe ottenere il posto in quintetto a discapito di Beli.
Comunque, Marco sta giocando in una squadra che macina record e i suoi 13 punti di media contano molto di più rispetto a quelli dei compagni di nazionale: segnare in una squadra forte è molto più difficile che farlo in una debole.
Ho scritto questo articolo per il settimanale Fuori le mura: http://www.fuorilemura.com/2010/11/29/nba-i-3-italiani-dopo-1-mese-di-partite/
