Gli USA,
senza i top player – Bryant, James, Wade, Anthony, tra gli altri -,
dopo 16 anni conquistano la medaglia d’oro ai mondiali di basket
vincendo in finale contro la Turchia, che giocava in
casa. Vittoria avvenuta grazie a uno strepitoso Kevin Durant, autore di
20 punti già a metà gara (28, con 10 su 17 al tiro a fine partita), e
Odom, tenace sotto l’aspetto mentale – uno dei pochi abituati a giocare
sotto pressione – e gran tuttofare che conquista 11 rimbalzi sotto le
plance.
Ora facciamo un doveroso passo indietro,
torniamo alla vigilia dei mondiali, esattamente due settimane fa.
All’apertura delle prima gara, con grande dispiacere dei tifosi nostrani
di passaggio in televisione, qualcuno si è accorto che l’Italia non era
nemmeno qualificata, e l’effetto è stato quello di sempre: le notizie
sul basket non si sono nemmeno affacciate su telegiornali nazionali.
Le squadre con qualche possibilità di
vittoria, oltre che gli USA, erano Spagna, Argentina, Lituania, Russia,
Serbia e Francia. Ovviamente, come spesso accade, i pronostici non sono
stati rispettati: la Francia, dopo un’esaltante
vittoria contro la Spagna campione d’Europa e una, meno considerevole,
contro il Libano, ha perso le rimanenti gare del girone trasformando,
almeno dal loro punto di vista, questo in uno dei mondiali più deludenti
di sempre poiché non sono riusciti nemmeno a passare al turno
successivo; la Spagna, guidata da Ricky Rubio, che si è
mostrato ancora acerbo nonostante l’innegabile talento, ha perso 2
delle prime 3 partite del girone facendo gridare allo scandalo, poi però
ha recuperato la stima dei loro tifosi arrivando sino ai quarti di
finale dove si è dovuta arrendere alla tripla allo scadere di Teodosić;
la Russia ha passato il girone senza troppa difficoltà
perdendo solamente contro la Turchia, in seguito, dopo aver distrutto la
cavalleria neozelandese, grazie all’altezza e alla raffinata tecnica, è
stata demolita senza troppa difficoltà dai giganti d’oltreoceano, gli
americani; la Serbia e la Lituania
necessitano di essere analizzate insieme: entrambe le squadre avevano i
numeri per vincere, entrambe avevano la storia dalla loro parte ed
entrambe, due ottimi trascinatori al comando, da una parte Miloš
Teodosić e dall’altra Linas Kleiza, nominati per l’All Tournament Team
(gli altri tre sono: Scola, Durant e Turkoglu). Queste due squadre non
solo hanno mostrato gli artigli, ma hanno combattuto come leoni
arrivando a giocarsi la finale per il 3° posto, poi vinta dalla
Lituania, forse meno affaticata rispetto ai serbi, costretti, in
semifinale, ad un’estenuante partita contro i Turchi.
Insomma, la finale è stata Turchia – USA, e i padroni di casa, a scanso di pronostici (nessuno si aspettava che arrivassero
così lontano) hanno tirato fuori un eccelso gioco di squadra che ha
fatto sognare i 15000 tifosi del palazzetto di Istanbul; ma l’estasi e
la possibilità di vittoria sono durate poco: nel secondo tempo gli
americani si sono portati sul + 18 andando a chiudere la gara 81 a 64.
Doveroso onorare coach Bogdan Tanjević, uno dei migliori di sempre, che ha guidato la sua nazionale a questa finale.